2005-08-29 15:50:00

Un Lupo nella dolce primavera quando i prati la mite aura rinnova ed escon gli animali alla pastura, un Lupo, dico, andando alla ventura, in mezzo a un praticello vide un Cavallo abbandonato e bello.
- Buon pro, - disse fra sé, - a chi saprà servirselo per cena. Se invece di caval fosse montone, sarebbe quel boccone che più conviene a me, che piglierei d'un salto e senza pena.
Ma qui, - soggiunge il ghiotto, - ci vuol malizia -. E a passi misurati vien innanzi e si spaccia a lui per dotto discepolo d'Ippocrate, che sa guarire i mali più invecchiati col semplice decotto dell'erbe ch'ei conosce ad una ad una (sia detto senza alcuna vanteria) come se fosse nato in spezieria.
- Quando un Cavallo va così slegato, - gli dice, - in mezzo al prato, in medicina questo è un gran segnale ch'egli si sente male. Se don Poledro vuole ch'io lo visiti, prometto di guarirlo gratis, s'intende, e senza obbligazione.
- Se vuoi saper, - risposegli il Cavallo, - ci ho una pustema grossa sotto un piede -. E il medico burlone: - Ahimè, son mali seri e che richiedon qualche operazione un po' pericolosa. Ma non importa, credi all'arte mia, io so la chirurgia e servo dei cavalli cavalieri -.
E mentre il furbacchiotto si avvicina per stringere il malato, questi che odora il fiato all'animal sapiente, gli stiaffa in viso un calcio sì potente, che il naso manda in broda e i denti e le mascelle gli dischioda.
Il Lupo nel partir disse in suo core: - Fornaio, fa' il fornaio, ognun il suo mestier faccia pel quale dal Cielo è destinato -. Un Lupo nato ad esser macellaio sarà sempre un gran povero speziale .

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