Un morto lemme lemme al camposanto andava in una comoda carrozza, vestito d'una rozza camicia, che in antico dialetto si chiama cataletto, veste d'estate e veste anche d'inverno, che i morti non si tolgono in eterno.
Al carro andava accanto il prete a seppellir quel cristïano col breviario in mano, e recitava come d'ordinario, o un pezzo di rosario o versetti di salmi in proporzione, s'intende, del salario.
Don Abbondio seguia, quasi il covasse, coll'occhio il suo bel morto perché non gli scappasse, e rifaceva intanto i suoi conti, dicendo: - In soldi tanto e tanto in cera e in piccoli proventi: c'è da comprare un mezzo bariletto di quel di malvasia, ma vo' che sia buono e il miglior che dànno queste vigne.
C'è da fare un grembiale anche a Perpetua, e a quelle nipotine pettegoline, ed anche... -. Ma un sasso in questo mentre al cataletto fe' traballar le panche, si piegò il catafalco e cadde sotto con tanta violenza, che n'ha Sua Riverenza il capo rotto. Il morto tirò seco il poveretto, e per la lunga via fece al curato buona compagnia.
Se lo guardi in ogni lato, questo nostro viver corto è la storia del curato, che fa i conti sopra il morto.

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