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2005-08-29 15:50:00

- O tristo insetto, o fango della terra, vanne lungi, - un Leon così dicea, rivolto a un Moscherin, che rispondea per vendicarsi e per sfidarlo a guerra:
- Pensi tu che il tuo titolo di re possa indurre paura in un par mio, che traggo un bue più grosso anche di te a far come vogl'io? -.
E detto questo, soffia nella tromba, piglia il campo, e soldato e insiem trombetta, sopra il Leone piomba e dapprima sul collo lo saetta.
L'occhio sanguigno, furibondo rugge, balza punto il Leon da quello spillo, rugge la selva, e spaventata fugge ogni belva per colpa d'un assillo.
Quell'embrion di mosca, come dico, le nari, il muso punge e gli occhi a caso: la rabbia monta del Leone al naso, e ride l'invisibile nemico.
Ride, vedendo che la bestia pazza graffia, morde se stessa e l'aria spazza, dimenando la coda, e si flagella al furor che la testa gli crivella.
La grossa bestia a tanta maledetta battaglia cade, mordendo la sabbia. L'insetto, disfogata la sua rabbia, come suonò la carica, strombetta la vittoria per tutta la campagna. Ma volle il suo destino che desse in una ragna, e vi lasciò la pelle il Moscherino.
Due cose sembra a me che possa questa favola insegnare: prima che il più terribile non è il più grosso nemico, come pare. E poi si può vedere che molti, che si salvano dal mare, affogan spesse volte in un bicchiere.

Commenti (2)
  • gfguug  - h fdhtfdu
    gufgu gu gtu cgtu7 gvu
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