2005-08-29 15:50:00

Per celebrare il dì della sua festa, il biondo imperator della foresta fuori alla caccia andò. Non a caccia di merli e d'usignoli, ma di cervi, s'intende, di bei cinghiali e grassi caprioli, e l'Asino invitò.
Ha l'Asino una voce sì potente, che a dieci miglia quasi la si sente; onde il Leon pensò, poi che la bestia avea sì buona musica, di farsene suo pro'.
Copre il Messer di lauro e d'altre erbette, e di ragghiar coverto gli commette, e l'Asino ragghiò. Quella voce, che subito risona e nell'aria terribile rintuona, le bestie spaventò.
Costoro, che non sono abituate a sentir quella tromba che rimbomba, dentro la selva fuggon spaventate, e ad una ad una a seconda che tocca dentro le zampe cascano e del Leone in bocca. Allor superbo l'Asino esclamò: - Se potesti adunar tanto bottino, ringraziami, vicino. - È ver, - rispose il Re della foresta, - mandasti ragghi proprio della festa, anzi soggiungerò che avrei potuto spaventarmi anch'io, ma ti conosco e tema, grazie a Dio, degli asini non ho -.

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