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Jean de La Fontaine - Il Porco, la Capra e il Montone
Una Capra, un Monton e un Porco grasso, sopra un sol carro andavano alla fiera, e, se la storia è vera, non andavano, sembra, per ispasso, né sembra che il padrone anche volesse condurli al teatrin dei burattini, ma venderli e pigliare dei quattrini.
Il sor Porcello non faceva intanto che gridar sulla strada, ed eran strilli da rendere balordo un uomo sordo. - O che ti pelan vivo? - dissero i suoi compagni più tranquilli. - E c'è bisogno di strillar sì tanto?
- Zitto là, - poi soggiunse il cavallante, - tu ne stordisci, stattene quieto, hai l'esempio di questi a te davante che insegnarti dovrebber la maniera di viver bene e d'essere discreto.
Non vedi questo povero Montone che non apre la bocca? questi è un saggio. - Saggio non è, - rispose don Porcello, - ma ditelo un minchione, che se non ha di piangere il coraggio, è perché di conoscer non gli è dato ciò che l'aspetta appena sul mercato.
S'ei lo sapesse, strillerìa, scommetto, con quanto gli è rimasto fiato in gola, e con lui griderebbe in do di petto anche l'altra che ha persa la parola. Ma l'uno e l'altra crede che lana e latte a vendere al mercato vada il padrone e sono in buona fede.
Può darsi che ciascun non abbia torto, ma in quanto a me, che valgo in quanto morto, non ho motivo alcuno di sperare. Lasciatemi gridare e la mia casa e la mia bella patria salutare -.
Sor Porcello parlò come un giornale, ma nulla gli giovò, ché nulla vale contro il destin che non si cangia mai, il far lamenti e guai.
Da ciò potrà vedere l'uom prudente che chi men sa, ben spesso è il più sapiente.