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Jean de La Fontaine - Il Ragno e la Rondine
- O Giove, che dal tuo cervel traesti per un nuovo miracol di Lucina la dea Minerva, mia rivale antica, - così diceva il Ragno una mattina, - per una volta, o Giove, ascolta i mesti miei gridi contro una fatal nemica.La Rondinella, - aggiunse l'insolente, - per l'aria svolazzando, agile toglie quant'io raduno in casa e sulle soglie. Squarcia le reti che pazientemente e forti io tesso e che sariano piene, ma sul più bel la ladroncella viene.Ella mi ruba le mie mosche, mie ben posso dirlo, e sperpera il bottino -. Così le sue cantava litanie quel Ragno, che fu già gran tappezziere, e che dai tempi tristi e dal destino era ridotto a quel brutto mestiere.La Rondinella al suo mestiere intenta non bada all'insettaccio e mosche piglia per sé, per la sua piccola famiglia, e con gioia crudele ne alimenta i ghiottoncelli, che con grido incerto salutano la mamma a becco aperto.O poveretto Ragno disperato, inutil tessitor, che far gli resta? Ridotto tutto gambe e tutto testa un dì, che alla sua tela era attaccato, la Rondinella nella rete entrò e col Ragno la casa via portò.Il padre Giove volle ed ha disposto che sian due grandi tavole nel mondo. Alla prima vi accorre e piglia posto il forte, l'avveduto, e chi sa fare, all'altra vanno i deboli a mangiare quello che gli altri lasciano sul tondo.