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Jean de La Fontaine - Il sogno d'un abitante del Mogòl
Un tale nel Mogòl, narra la storia, fe' un sogno e vide in cielo un gran bascià beato in braccio dell'eterno gaudio.Poi si cangiò la scena e un po' più in là vide in mezzo alle fiamme un vecchio monaco dannato, che facea proprio pietà.Gli parvero due casi un poco insoliti e strani, a men che il giudice Minosse non avesse stavolta preso un gambero.Tanta fu la sorpresa, che si scosse: e pensando sul sogno, ad un astrologo chiese se aveva un senso e quale fosse.L'astrologo rispose: - La mia pratica mi dice che c'è un senso anche qui sotto. I sogni son del ciel spesso gli oracoli.In vita questo gran bascià corrotto cercava spesso la pia solitudine: e allora questo monaco bigottoandava a fargli una gran corte, ed eccoti, amico, la ragione per cui giace dannato in perdizione -.Se osassi un motto aggiungere a questa favoletta, vorrei di solitudine spiegare i dolci incanti. Essa a' suoi cari amanti offre una guida amabile, pronta, sincera e schietta e beni che fioriscono a' piedi lor davanti.O dolce solitudine, o luoghi ov'io trovai dolci e segreti amori, potessi ancor lontano dal mondo e dai rumori goder l'ombre ed i freschi soggiorni e i chiusi asili dei boschi, senza guai! Quando verranno ancora le muse mie gentili lontano da cittadi, lontano dalle corti, ad indicarmi in cielo i nomi delle belle e vagolanti stelle, da cui sul capo agli uomini si ordiscono le sorti?Che se nato a risolvere non son gli alti quesiti, oh almeno qui m'inviti lo specchio dei torrenti, e sui fioriti margini alzi i soavi accenti!Di fili d'or le Parche non tesseran la trama della mia vita e all'ombra non dormirò di fino e ricco baldacchino, ma non minor è il prezzo di queste alme delizie per chi tesor non brama.Beata solitudine, sola beatitudine, qui voglio alla mia Parca far sacrifici, e quando comanderà la Sorte ch'io scenda di Caronte nella sdruscita barca, me d'ogni affanno sciolto nudo accorrà, ma libero il regno della morte.