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Jean de La Fontaine - Il Tesoro e i due Uomini
Un povero diavolo, che credito e speranza non avea, e che a voltarlo come Sant'Andrea non gli traevi dalle tasche un pavolo, fu preso dall'idea d'impiccarsi e finir la vita infame. Se non era la corda, era la fame, e questa è una tal morte poco acconcia a chi non è ghiottone d'inghiottire la morte ad oncia ad oncia.Pel suo bisogno rispondeva a modo il muro d'un cadente ballatoio, dove porta la corda e con un chiodo cerca attaccarla e farne uno scorsoio. Ma al primo colpo dato all'apparecchio si ruppe il muro vecchio e scaturì dal foro un bel tesoro.Lascia la corda il nostro pover'uomo, piglia il denaro e se lo porta via, senza guardar se fa la somma tonda, o se al bisogno suo giusta risponda. Appena il galantuomo sen fu partito, sul luogo venìa il padrone, che invece del tesoro non vi trovò che il foro.- Oh il mio denar, come potrò senz'esso vivere io mai? che attendo? perché, perché qui tosto non mi appendo? Se avessi solo un braccio di corda, io ben vorrei farmene un laccio -.Era pronta la corda a cui non manca che l'uomo, e il nostro avar senza processo vi si appiccò contento in conclusione che della corda già nel muro appesa non tocchi a lui la spesa. Corda e tesor trovarono un padrone.Avar non vive mai senza corrucci e guai, la terra, i ladri godon la fortuna, e gli eredi, di ciò ch'egli raduna.Che poi direm della fortuna strana che gioca e si diverte a far certe scoperte e più gode se più si mostra vana?Questa volubil dea ebbe una pazza idea di vedere qualcun in quel momento pender da un chiodo, e fu colui che meno avea ragioni di dar calci al vento.