Un Topo contadin grillincervello, della sua vita malcontento e sazio, lasciò cavoli e rape, ed un più bello luogo cercando e più libero spazio, non era ancor dal buco ito due miglia, che va di meraviglia in meraviglia.
Di qua l'Alpi e di là v'è l'Appennino, ogni mucchio di terra è una montagna, e dopo un altro giorno di cammino, arriva dove in mare il sol si bagna. Qui vedendo dell'Ostriche, credette sulle prime che fossero barchette.
- O che bel mondo! - esclama, - o babbo mio, che non uscisti mai dalla tua tana! Il mare ed il deserto ho visto anch'io cogli occhi, e non per giuoco di morgana, che fa veder le cose entro uno specchio siccome ho letto sopra un libro vecchio -.
Il Topo, rosicchiando in libreria, se non era un grandissimo sapiente, qualche nozione di geografia gli si era pure appiccicata al dente: vide dunque quell'Ostriche e credette sulle prime che fossero barchette.
Fra le quali, o lettor, ve n'era alcuna che al dolce soffio respirando, apriva le labbra, bella e bianca e grassa e d'una così ghiotta e mirabile attrattiva, che il Topo disse: - Se non mangio questa, che cosa di mangiare più mi resta? -.
E subito si fece un grosso conto, e quando il nicchio un poco si avvicina, il Topo allunga lo zampino pronto, ma sul più bello l'Ostrica barbina il guscio abbassa e pria ch'ei tragga il collo come dentro a una trappola serrollo.
Dimostra questa istoria in primo loco, che chi non ha del mondo conoscenza va facilmente in estasi per poco, e facilmente crede all'apparenza; poi si rivolge a quei matricolati che credon di suonare, e son suonati.

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!