Un torrentaccio rapido e sonante, precipitando al basso, empìa del suo fracasso le rive e la campagna circostante.
Fuggìan le genti dalla furibonda velocità dell'onda, quand'ecco un tal che dai ladri fuggiva fermossi sulla riva.
Come passar? esita un po', ma visto che i ladri corron sempre per di qua, tentò, passò... Per il rumor che fa il torrentaccio non è poi sì tristo.
Anzi è sì buono, che il furor dell'onda i ladri non fermò. L'altro a correre ancor, fin che alla sponda d'un bel fiume arrivò.
Questo era proprio un fiume maestoso, sereno come un bel sogno d'estate, non rupi a picco, ingrate, ma un passo limpidissimo, sabbioso.
Col suo cavallo il buon viaggiatore fugge i ladri, ma il guado è traditore: beve il cavallo, beve il cavaliere, e in fondo a Stige vanno entrambi a bere.
E vanno entrambi a bere in Acheronte e in acque più lontane. Fin che abbaia giammai ti morde il cane, è l'acqua cheta che corrode il ponte.

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