Testa e Coda di serpente son terribili alla gente, e in quel regno, dove filano le tre Parche il nostro stame, hanno nome tristo e infame. Per ragioni di decoro scoppiò un giorno fra di loro una lite velenosa.
Lamentavasi la Coda che la Testa in ogni cosa stesse in testa: mentre a lei, non men di questa dignitosa, alla proterva fosse imposto come serva d'obbedire silenziosa.
- E non sono anch'io creata d'egual sangue? - prese a dire. - O ch'io sempre debba in l'erba strisciar umile e servire la superba?
Se facesse un giorno Iddio ch'io potessi andare avanti, tutti quanti ben vedrebbero che anch'io andar so per conto mio -.
Nella grande sua bontà spesso il Cielo anche si giova di chi logica non ha. Volle adunque a lei concedere una volta questa prova, e la Coda cieca e stolta, che non vede in pieno giorno più ch'io vegga in fondo al forno, contro i muri, andando in volta, contro i sassi e sotto i piedi, trasse seco alla rovina la meschina col cervello. Sciagurati quegli stati che la pigliano a modello.

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