Un'Anitra, un Cespuglio e un Pipistrello, non trovando fortuna nel paese, fanno una lega ed a comuni spese vanno in cerca d'un sito un po' più bello.Con agenti e commessi una gran banca aprirono e un'azienda, in cui non manca un registro, una penna, un calamaio. Ma sul più buon scoppiò subito un guaio.Tirato in stretti gorghi il capitale e in un mar pien di scogli, in un momento precipitò nel baratro infernale, che dal volgo si chiama fallimento.Ma il mio terzetto non strillò. Sapienza è invece d'ogni straccio di mercante, quando perde, di far sempre sembiante che guadagna e salvare l'apparenza.Ma questa volta il tonfo è così grande, che la voce in un subito si spande: senza denari, credito e soccorso, eran ridotti a far ballare l'orso.Con sbirri, e carte, e citazioni intorno, con creditori indocili, indiscreti, un momento non erano quieti dallo spuntare al tramontar del giorno.E congiuravan per trovar appigli di non pagar; ma inutilmente, credi, il Cespuglio cacciavasi fra i piedi della gente per chiedere consigli;tormentato dai birri iva anche lui il Pipistrel negli angoli più bui, e l'Anitra tuffavasi nel mare la mercanzia perduta a ricercare.Conosco debitori, che non sono Pipistrelli, non Anitre e Cespugli, ma nobiloni, i quali han questo dono d'uscir per la scaletta dei garbugli.

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