Per l'ignoranza grassa ch'è compagna dell'avarizia, un pidocchioso Avaro, non sapendo ove mettere il denaro che ogni giorno sul vivere sparagna, di nasconderlo pensa in un cantone, dicendone a un compare la ragione:- La roba tenta, e se io la tengo presso, questo denar potrebbe finir male. Goderlo è un rovinare il capitale ed io divento il ladro di me stesso. - Il ladro? - gli rispose il suo Compare. - Godere, amico mio, non è rubare.Mi fa pietà vederti in quest'affanno, e se un saggio consiglio ancor l'intendi, il bene vale in quanto tu lo spendi, o non è che un inutile malanno. Vuoi dunque accumular per un'età che non sei certo ancora se verrà? -E seguitava a dir quell'uom sincero che l'oro perde il suo valor, se chiede tanta fatica e in quei che lo provvede e in quei che lo conserva nel forziero. Ma il nostro Avar non cede, e in compagnia del suo Compare tacito si avviaad una vigna un po' di là remota, dove il fardel depongono prezioso. Passato un mese il nostro pidocchioso torna e non trova che la tana vuota, e, immaginando subito l'artiglio, cerca il compagno suo del buon consiglio.E: - Amico, - dice, - andiam, andiamo presto a quel luogo laggiù. Ci ho molte lire ancora ch'io vorrei porre a dormire coll'altre. - Va benone -. E il ladro onesto a riporre il tesor corre e propone di prender dopo il tutto e la frazione.Ma questa volta il gonzo fu più fino, ché si tenne con sé tutto il denaro per goderlo e cessò d'essere avaro. Come restasse il ladro poverino innanzi al buco è inutil ch'io lo dica. Rubare ai ladri non si fa fatica.

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