Cosa è la Realtà?
E’ difficile dire, in poche righe, cosa è la realtà!
Ma cominciamo subito con un esempio. Se davanti abbiamo un tavolo,noi, lo possiamo vedere. Possiamo toccarlo. Sederci davanti ad esso e sentirlo. Così ci è concesso di formulare, nella nostra testa, il concetto di tavolo.
<>diranno subito i miei giovani lettori<>
E infatti, realtà e fantasia non possono distinguersi bene tra loro. L’una si confonde con l’altra, fino a poter divenire un tutt’uno.
Noi potremmo anche essere semplicemente dei cervelli immersi in una apposita vasca, e immaginarci tutto. A far divenire le cose realtà sono i nostri sensi e la nostra mente.
La mente è come un palcoscenico, e dietro le quinte, con similitudini e ragionamenti, sviluppiamo i pensieri e i concetti, in base alle percezioni.
Ma veniamo alla nostra storia, la quale ci sarà utile per capire un po’ meglio sia la realtà che la fantasia.
Roy era un bravo ragazzo. Rispondeva sempre garbatamente a chi interloquiva con lui. Amava i fratelli e i genitori. Andava a scuola e si impegnava nei compiti.
Roy amava molto giocare con la fantasia. Se, per esempio, quando la mamma andava a fare la spesa, tornava con una grossa scatola di cartone, che aveva usato per il trasporto dei beni acquistati, lui inventava subito un gioco. Colorava la scatola e le faceva due sportelli e dei fanali, come fosse un automobile. Poi ci saliva dentro e Brum!Brum! faceva finta di essere in una macchina e di guidarla.
Altre volte si distendeva sul prato e guardava il cielo, addobbato con delle nuvole batuffolose.
Una mi sembra la befana! L’altra sembra un cavallo! E quell’altra pare Eolo, il re dei venti, mentre sbuffa!e giocava così per ore, guardando l’azzurro in alto.
Quando era in casa, perché era brutto tempo sapeva anche baloccarsi con le proprie mani, dando un nome a ognuna delle sue dita, le faceva parlare tra loro. Pollicino era il più saggio, mentre Gigi,il mignoletto, era il più simpatico.
La fantasia, però , lavorava soprattutto in una circostanza.
Almeno una volta al giorno Roy compiva un’operazione.
Si metteva nel corridoio davanti alla propria camera. Chiudeva la porta della stanza, e poi, aspettando fuori cominciava a pregare.
Oh!Dio mio, ti prego!Sarò buono con Mamma e con la nonna! Starò bravo a scuola e farò sempre i compiti!Non dirò più parolacce e non litigherò con mia sorella! Fammi trovare in camera un bel cavallo quando riapro l’uscio!
A Roy andava bene qualsiasi cavallo: chiaro, scuro, grigio, baio, sauro , o morello.
Piccolo o grande. Maschio o femmina, ma lo desiderava più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Effettivamente poi a scuola, Roy, era bravo, e anche in casa si comportava bene, però, quando riapriva la porta della cameretta, il cavallo non lo trovava mai; tuttavia continuava a pregare e a essere buono.
Correva per il corridoio e fingeva di montare a cavallo e galoppare. Sognava di pulire il suo destriero, e tutti i giorni sceglieva un nome nuovo per il quadrupede.
Fantasticava e chiamava i suoi cavalli:
Furia! Silver! Fulmine!Nebbia!e tanti altri.
Poi pensava di stare con il suo amico, di strigliarlo e massaggiarlo, curarlo e amarlo.
Questo sogno continuò per anni, finché un giorno , come se la fantasia si fosse confusa con la realtà, la Mamma gli regalò un cavallo vero , di nome Conte.
I due, dopo tanti anni, vivono ancora insieme, e ogni giorno Roy monta Conte e lo pulisce. Sono cresciuti l’uno con l’altro, e continuano a dividere le proprie giornate.
Come abbiamo visto ragazzi, realtà e immaginazione non sono poi così lontani. Lavorate di fantasia, non solo è bello, ma un giorno potreste anche voi avere un cavallo...vero!

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