C’era una volta un cavallo. Si chiamava Giocondo. Era tutto nero. Pure la coda e la criniera erano nere. Solo in fronte aveva una bella stella bianca, e bianche erano anche le due balzane posteriori, come se dietro avesse un paio di corti calzini.
Viveva in un bel pascolo, ampio e ricco di erbetta tenerella, davanti alla abitazione del suo padrone.
Un giorno, mentre mangiava l’erba nel suo prato, sopraggiunse un cane randagio. Era un pastore maremmano bianco, grosso, e parecchio scorbutico.
Giocondo, curioso, gli si avvicinò, ma questi gli affibbiò immediatamente due morsi.
Il cavallo sentì molto dolore,e sgroppando si allontanò verso la tettoia della sua distesa erbosa. Da quel momento cominciò ad avere paura dei cani.
Io, i cani, li odio!Sono tutti cattivi! E’ una razza di bestie insopportabile! Appena ne vedrò uno, saprò come comportarmi!
Qualche tempo dopo, mentre come ogni sera era in passeggiata con il suo padrone, il quale amava tanto cavalcarlo, incontrarono un cane legato presso un pozzo.
Ora finalmente mi vendicherò!pensò Giocondo. E così si avvicinò al povero cane e tirò lui, prima un forte calcio, e poi diverse altre coppiole un poco meno vigorose, ma sempre potenti. Il cane, un collye di quelli simili a Lassie, cominciò a gauire, e a lamentarsi: aveva una gamba rotta.
Quando fu guarito, si recò da Giocondo, per sapere come mai lo aveva preso a calci.
Ma appena arrivò alla pastura, vide una vipera avvicinarsi al cavallo.
Cominciò a camminare piano piano,poi, fulmineo, si lanciò sulla vipera e la morse, salvando Giocondo.
Grazie cagnolino! Ti devo la vita! Ma allora voi cani non siete tutti uguali...!e da quel giorno divennero felici amici.
Come abbiamo visto, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Durante il conflitto mondiale non tutta la Germania era nazista, tanti tedeschi hanno rischiato la vita per salvare molti ebrei. Così pure, non tutti gli orientali sono come Saddam Hussein.
Allora se non vogliamo fare l’errore di Giocondo, quando litighiamo con Mirko,il nostro vicino di casa, non dobbiamo prendercela con sua sorella. Né, se abbiamo da discutere con un ragazzo della terzaC, ce la possiamo rifare con tutta la sua classe.

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