Raccontala Tu!      Leggi le istruzioni per raccontarla! |
Il babbo del calabrone 3 luglIo 2004
Bebo era un piccolo calabrone.
La sua particolare caratteristica,era quella di amare tanto il babbo Jonny.
Lo ammirava, ed era il suo modello.
Da grande voglio essere come papà!diceva sempre.
Il padre Jonny lavorava in banca, e rientrava tardi la sera, uscito dall’ufficio.
Tornava con la sua bella auto, e ,in giacca e cravatta, appariva come un vero e proprio idolo per Bebo.
Jonny era un calabrone assai fascinoso: tutto bruno, con il termine delle ali bluastro, e qualche ombra gialla e rossa. Bebo voleva sempre somigliargli, si pettinava come lui, e si muoveva e si atteggiava imitandolo.
Abitavano in una luminosa casa, nelle crepe di un magnifico albero.
Insieme a loro c’erano anche, Trizia, una bella calabroncina, che era la sorella maggiore di Bebo, e la Mamma.
Durante il giorno, però, Bebo non stava un granché con Trizia o la madre.
Si isolava nella sua cameretta e sognava il ritorno del babbo.
Prima faceva i suoi compiti di scuola, poi stendeva sulla moquettes della sua stanza, un panno verde, per giocare al calcio in miniatura: fantasticando di essere a giocare con il padre. Prima installava le reti per montare le porte, del campo di football, poi disponeva i 22 giocatori. Quindi, a turno, una volta impersonava sé stesso, ed ergo fingeva di essere babbo Jonny:
Guarda questo bel tiro babbo!
Poi cambiava posizione e recitava la parte del genitore:
Bravo Bebo, sei fortissimo! E continuava a giocare così per ore.
Quando si stancava prendeva allora le automobile, e fingeva di essere babbo Jonny mentre andava a lavoro, oppure di giocare con lui con il suo minigarage.
Arrivata l’ora dell’imbrunire preparava le ciabatte di babbo Jonny davanti all’uscio di casa. Poi, quando finalmente il padre rientrava dal lavoro, prendeva amorevolmente il suo cappotto e lo sistemava all’attaccapanni, tutto servizievole.
Babbino!Come andata a lavoro?
Il padre appena rispondeva, a volte si limitava a qualche grugnito, altre volte borbottava un <
Babbo!Babbo!Stasera puoi giocare cinque minuti con me?Ho già preparato tutto!Ti prego!ma ogni volta il padre gli negava la sua compagnia.
Sono troppo stanco!si limitava a brontolare, e si accomodava sul sofà, coi piedi sul tavolincino, a guardare la televisione fumando qualche sigaretta.
Bebo, tristissimo, rimaneva per un po’ in sala, poi non riuscendo a parlare, correva in camera sua a piangere.
Il babbo, magari, gli aveva lasciato le figurine sul tavolo, oppure c’era in dono una macchinina. Però, Bebo, non aveva bisogno di giocattoli o regali.Lui voleva il babbo! Certo l’aver portato un regalino, per lui era segno di essere sempre nei suoi pensieri, ma la sera non c’era verso di trascorrere un poco di tempo con lui.
Finalmente, una domenica, il babbo, mentre Bebo era triste in camera sua a sognare di essere invitato dal padre a giocare, entro nella stanza:
Bebo!Prendiamo del cartoncino e dei pennarelli. Disegneremo e coloreremo tanti cerchietti colorati da attaccare sui tappi delle bottiglie. Scriveremo i nomi dei nostri ciclisti preferiti, e poi potremmo giocare con essi.!
Fu una cosa entusiasmante. Bebo quasi sveniva dalla felicità. Non fu bello solo giocare, ma entusiasmante era stato soprattutto il creare insieme tutti quei talloncini colorati, da dipingere e poi ritagliare.
Adesso la domenica giocano sempre!
Durante la settimana Bebo aggiorna la classifica, e poi, sperimenta i vari tappini facendoli correre sulla moquettes, spingendoli con le dita:così gli sembra davvero di essere con babbo Jonny.
Ecco, ragazzi, anche quando babbo è stanco e non vi dedica attenzione, lui vi vuol sempre una infinità di bene. I grandi però hanno i loro problemi, e a volte anche loro peccano. Bisogna saperli comprendere. Fate i bravi, e, vedrete:anche voi avrete , prima o poi, una sorpresa come quella dei tappini di Bebo.