Graziella era una bella cerbiatta.
Viveva con i suoi genitori, la splendida cerva Anna, e lo stupendo babbo Radioso.
C’erano anche due fratelli,Elsino e Paolo, come pure due sorelline,Betta e Roberta.
Era una famiglia molto felice, ma purtroppo,mamma Anna, con sette persona in casa, doveva lavorare molto, e alla fine, nonostante ne fossero parecchio dispiaciuti, i due genitori decisero di mandare Graziella in collegio, dalle suore: per alleviare un po’ di fatiche alla bellissima cerva Anna,ed essendo Graziella la più grande.
La piccola cerbiatta ne soffrì molto. Pianse come una disperata per diversi giorni,poi cercò di adattarsi alla vita del collegio.
La mamma, il padre, e i fratelli, le mancavano tantissimo,e pensava sempre a loro.
Durante la mattina le cose andavano un po’ meglio. Graziella era una cerbiatta molto intelligente, e le piaceva studiare. Amava la storia, ma anche la geografia e l’italiano.
Proprio studiando capì come molte cose dipendono dal caso, nella vita.
Molte cose dipendono dal caso!pensava infatti Graziella, Se ad esempio Archimede, invece del bagno, si fosse fatto la doccia, non avrebbe capito, come mi ha insegnato suor Agnese, che un corpo immerso nell’acqua sposta tanto liquido quanta è la sua massa. Oppure, pensava ancora la piccola se il figliolo di Guglielmo Tell avesse avuto la testa a pera, anziché una testa normale, avrebbero dovuto mettergli sulla capoccia un cocomero, invece di una mela, e suo padre non sarebbe passato alla storia!
Anche il pomeriggio, quando le suore la facevano ricamare, trascorreva piuttosto piacevolmente. Ma la sera, prima di riuscire ad addormentarsi, era veramente triste per Graziella. Si metteva alla finestra del grande stanzone dove dormiva insieme alle tante compagne, e guardava le stelle:
Stella, stellina che brilli lassù, chissà se anche la mia mamma ti vede!
Mamma cara!Mi manchi tanto! Voglio tornare a casa!
Era un vero strazio. Graziella piangeva tutta la notte, e dormiva pochissimo. Pensava sempre alla sua casa e all’amore della sua famiglia. Contava sempre i giorni che le rimanevano prima di ogni giorno di festa.
Trascorsero così, nella tristezza, diversi anni, per la cerbiatta, fino a quando potè finalmente tornare da babbo e mamma. Oramai era diventata una cerva, e ben presto si sposò. Ebbe due cerbiatti, una femmina di nome Patty, e un maschio, più piccolo di nome Rob. Si preoccupò con tutta sé stessa di non far mai patire la mancanza di amore da lei sofferta in collegio, ai suoi figli. Li seguì ininterrottamente, cercando di esser loro sempre vicina. Fu fiera di essere mamma, e tanto orgogliosa di poter amare i suoi cerbiatti. Si sacrificò con gioia per loro, dando un grande senso alla propria vita.
E’ questo uno splendido esempio di come le sofferenze ci aiutino a capire e ci salvino! Chi soffre capisce meglio degli altri come , e quanto, sia importante scegliere l’amore!

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