Raccontala Tu!      Leggi le istruzioni per raccontarla! |
Il processo all’ avvoltoIo 14 luglIo 2004
L’aula del tribunale era piena.
L’imputato, Gengè l’avvoltoio, era già al suo posto.
Tutti attendevano, frementi, l’ingresso della corte.
Finalmente il giudice, il corvo Saverio, entrò con tutto il suo codazzo di collaboratori. Si accomodarono nelle grandi poltrone davanti alla parete con affrescata la bilancia, simbolo della giustizia, con il giudice Saverio al centro, sul seggiolone più alto.
Giuri di dire tutta la verità, e nient’altro che la veritàdisse un poliziotto a Gengè l’avvoltoio,e aggiunseDica lo giuro!E mi raccomando!Non menta!
No ! Io niente menta. Preferisco l’orzata, grazie!rispose Gengè.
Il pubblico cominciò a far rumore.
Silenzio in aula!intimò il giudice.
E l’imputato intervenne:Ma quale aula, non siamo mica a scuola. Infatti non vedo il bidello!
Poi arrivò un commesso , con una risma di fogli. Erano le pratiche del processo.
Ah! Ecco il bidello!pensò Gengè.
La prego, signor imputato. Ora le faremo delle domande. Risponda e sia sintetico!
No! Non voglio essere sintetico! Tutto a questo mondo è ormai sintetico! Le fibre sono sintetiche. I cibi sono sintetici. E così via! Basta con questa roba sintetica! Io sarò naturale!
Va bene!rispose il giudice Saverio Sia naturale. Va bene lo stesso!
La parola andò al capo d’accusa:
Il qui presente signor avvoltoio Gengè, è accusato di essere segno di malaugurio! In definitiva porta male, e contadini, allevatori e cittadini compiono poi riti strani, quando lo vedono, per scacciare la sventura!
Al termine di questa requisitoria parlò di nuovo il giudice, il corvo Saverio.
Lo sa, signor Gengè, che per questa colpa lei potrebbe essere bandito dal nostro paese?
No! Io non sono un bandito!
Cosa a da dire a sua discolpa?
Io non faccio nulla di male. Semplicemente, il mio lavoro è quello di fare lo spazzino! Ripulisco le campagne e le periferie da carogne, frutti andati a male, e muffe. L’unica cosa di cui voglio godere è dell’altrui.....
A questo punto lo interruppe il giudice:
Lo sapevo che lei voleva godere delle cose altrui! Di quale cosa altrui vuole godere?
Io volevo solo dire, che voglio godere dell’altrui stima, niente più!
A questo punto fu concesso di parlare all’avvocato difensore, il dottor Indovinacavilli.
Peroro questa causa per difendere il lavoro del mio cliente. Sarò breve!
Disse. Ma finì di parlare solo quando le barbe di tutti i presenti si erano parecchio allungate, comprese quelle delle donne. A questo punto l’avvocato arrivò all’arringa:
Il mio cliente va tutelato e rispettato perché lui è un gran lavoratore. Non si deve pensare male di lui, solo perché lavora tra la sporcizia. Anzi va ammirato e tenuto in gran considerazione perché svolge un mestiere molto utile. Quindi chiedo alla corte di assolverlo!
I giudici si ritirarono, e poi riapparsero per la sentenza finale:
Dopo aver sentito l’imputato, l’accusa e la difesa, questa corte dichiara innocente Gengè l’avvoltoio, e incrimina invece chi lo ha preso di mira come portatore di sciagura. Concludiamo augurando al nostro spazzino un buon proseguimento del suo lavoro!
E così Gengè poté ritornare a ripulire i boschi e le campagne dalle immondizie e i sudiciumi. Noi tutti dovremmo apprezzare il lavoro di questi animali dal collo lungo e privo di piume, donato loro da madre natura per meglio poter ripulire i carcami.
Questo rapace, invece, ha molti bracconieri che lo vogliono abbattere per superstiziose credenze, cosicché in Italia, certe specie di avvoltoio sono ridotte a un paio di esemplari.