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Il valore delle cose
Giantiburzio era un uomo come tanti altri, ma assai particolare per il suo modo di considerare la vita. Per lui, esistere, era importante solo,e unicamente, per avere, mettere da parte, e accaparrare avidamente.
Ogni mattina si rivolgeva al Signore:
Dio! Ti prego, oggi fammi guadagnare parecchio!
L’unico suo interesse era quello di mettere dapparte soldi e cose.
Dio! Te lo prometto, sarò buono e felice, ma fammi avere una automobile di grossa cilindrata. Di quelle moderne, con il cambio automatico, il computer di bordo e l’optional del sintetizzatore vocale, che se vai troppo forte ti dice <
E Dio gli faceva avere la vettura anelata, ma egli non era affatto, né più contento, né più buono.
Poi veniva fuori con un’altra richiesta.
Dio! Fammi avere una casa nuova, di quelle con la porta blindata, piena di sensori automatici all’ingresso, e che se gli sei simpatico ti lasciano entrare , altrimenti rimani fuori! Cambierò vita e diventerò un vero cristiano!
E Dio provvedeva di nuovo ad esaudire i suoi desideri, ma senza alcun risultato.
Dio! Fammi promuovere a lavoro, voglio diventare capoufficio!
Senza pensare al suo povero collega, quello con sette figli a carico e la moglie malata.
Dio accoglieva ogni sua richiesta, ma poi le promesse di diventare migliore, non erano mai mantenute.
Un giorno, Giantiburzio cominciò a cambiare. Si rendeva conto che avere tante cose, e tanti soldi, non gli dava alcuna soddisfazione, e anzi si sentiva un egoista.
Iniziò a preoccuparsi di aiutare gli altri, quando avevano bisogno di sostegno. Provò a donare, e si rese conto che era assai bello.
Capì come dare era più bello che avere, e essere era più importante che possedere!
Adesso nella sua preghiera non chiedeva più di avere macchine, soldi o palazzi.
Dio! Aiutami a essere tuo servitore, e a fare in modo che il mondo, almeno il piccolo mondo intorno a me, sia migliore e più ricco di amore!
E divenne più buono e più felice.